La sinistra tra i sogni persi e una felicità più lontana

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In due libri le idee del vecchio leader comunista Pietro Ingrao e del giovane neosocialista Giuseppe Provenzano. Che hanno qualcosa in comune

(LaPresse)

Probabilmente Ingrao stesso sa bene, e anche per questo, penso, si convince a non pubblicare nulla, che questi sguardi inquieti lanciati, tra le rovine, su un futuro quanto mai ipotetico, gli tirerebbero per l’ennesima volta addosso, ma elevata a potenza, l’accusa, carica di scherno, di essere «solo» un poeta, che in politica vuol dire un acchiappanuvole. E quelli che hanno conosciuto gli Ingrao si commuoveranno anche un poco, leggendo i brevissimi interventi della moglie, Laura, che compare a tratti nella conversazione come per tirargli affettuosamente la manica, e aiutarlo (in verità, senza grande successo) a sfuggire questa trappola introducendo qualche notazione più «realistica». Hanno fatto bene Olivetti, Camon e l’Ediesse a mandare in libreria un testo che, un quarto di secolo fa, l’interessato ha preferito restasse nel cassetto. Quell’arrovellarsi su come una speranza di liberazione (perché così Ingrao continua a leggere la rivoluzione d’Ottobre) si sia trasformata in un incubo appartiene tutto al Novecento, e il Novecento le sue sentenze le ha emesse.

Ci sono però dei giovani, forse più numerosi di quanto si creda, ai quali non certo il comunismo, ma quel rifiuto testardo di accettare l’idea che questo sia il migliore, e comunque l’unico dei mondi possibili, può dire ancora qualcosa. Molti (la grande maggioranza) non hanno una casa partitica, altri (non tanti) ce l’hanno ma, così com’è ridotta, gli va molto stretta e vorrebbero ristrutturarla radicalmente. A questi ultimi ha dato voce «La sinistra e la scintilla», il libro (da leggere) di Giuseppe Provenzano, trentasettenne vicedirettore della Svimez che milita tuttora nel Pd, pubblicato di recente da Donzelli: una critica impietosa alla sinistra «che ha perso perché è diventata centro», un appello, e qualcosa di più, «a due o tre generazioni cui la sinistra non ha dato nulla» perché questa sinistra se la prendano, e in nome di un’idea moderna di socialismo. Non c’è niente a legare, storicamente e politicamente, un giovane neosocialista come Provenzano a Ingrao, che se ne è andato a cent’anni da comunista. Tranne la convinzione, in qualche modo comune, che «il destino non è segnato», e che le ragioni della sinistra, non solo l’uguaglianza, ma prima tra tutte l’uguaglianza, quando tutto sembra parlare in senso contrario, sono tuttora attuali, e forse più attuali che mai, purché ci sia una forza che abbia la capacità, e prima ancora la voglia, di evocarle e di farle contare.

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https://www.corriere.it/opinioni/19_aprile_28/sinistra-sogni-persie-felicita-piu-lontana-856463f4-69cd-11e9-9fa7-3789e57c1b85.shtml
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